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...lo Stato

blanca 20 Febbraio, 2007 11:27 dissero Commenta Trackback (0)

“Sia noto a tutti con questo documento che io, Henry Thoreau, non desidero essere considerato membro di alcuna società alla quale non ho aderito.”

Se si ha un rapporto col governo una volta all'anno nel momento in cui si incontra l'esattore delle tasse, e' in quel momento che bisogna dire di no rifiutandosi di obbedire se non si riconosce quell'autorita' perche' ha compiuto qualcosa che si ritiene profondamente ingiusta. Non si e' mai rifiutato di pagare la tassa per le strade statali, perche' desiderava essere un buon vicino tanto quanto essere uno cattivo cittadino.

“Desidero rifiutare obbedienza allo Stato, ritirarmi e starmene concretamente alla larga.”

Ha dichiarato a modo suo guerra allo Stato sebbene abbia continuato a trarne i vantaggi possibili. Non si puo' infatti essere troppo intransigenti, altrimenti la propria azione rischia di essere influenzata dall'ostinazione o da un eccessivo rispetto dell'opinione degli uomini. Bisogna cercare di fare quello che si addice a se' al momento.


liberamente tratto da civil disobedience
.

hebrew spots

blanca 14 Febbraio, 2007 19:38 taglia e cuci Commenta Trackback (87)

part one

Naomi Ragen (nota scrittrice soprattutto in Israele) diventa la Rosa Parks ebrea e si ribella alla separazione negli autobus degli israeliani ultra-ortodossi o meglio haredim. E’ lei a guidare la protesta di cinque donne ortodosse contro le societa’ di trasporti Egged e Dan sulle quali esiste la separazione per sesso. La goccia che ha fatto traboccare il vaso di una situazione che dura da ormai 9 anni e’ stata proprio l’altro giorno quando Naomi si e’ seduta dove meglio le pareva su un autobus semivuoto e mano a mano che si riempiva alcuni uomini hanno preteso prepotentemente che lei si alzasse dalla loro zona… l’autista non ha detto nulla, ma altre quattro donne si’ e ora si procede per vie legali, vedremo.

part two

Viene riproposto L’uomo del banco dei pegni di Edward Lewis Wallant, uno degli scrittori ebrei del secondo dopoguerra che raccontavano l’America di quegli anni, anzi, la New York degli immigrati ebrei. Beh, Yates ne ha sempre parlato un gran bene di lui… comunque questo libro parla di un uomo che ha perso moglie e figli nei campi di concentramento e che ora ha un negozio di pegni. Nazerman, e’ questo il nome del protagonista!, resiste impermeabile all’umanita’ nella sua vita fatta di contrattazioni stiracchiate e vita familiare trasparente a casa della sorella o da un’amante poco amata. Il suo apprendista, Jesus!, un portoricano che vuole imparare da lui il mestiere, risvegliera’ l’emotivita’ e i sentimenti di Nazerman durante un tragico evento…questo e’ il primo romanzo americano che ha trattato l’Olocausto.

part three

Le teorie dissotterrate dal prof. Ariel Toaff, che decide di rivitalizzare la storia secondo la quale gli ebrei nel medioevo mettevano sangue cristiano nel pane pasquale, ebbene, ci scrive un libro, Pasque di sangue, e scoppia un macello, viene richiamato in Israele, dove insegna all’universita’ di Bar-Ilan. Ma la strigliata se la prende soprattutto in Italia dall’Assemblea dei rabbini e non ultimo dal Elio Toaff, il vecchio padre rabbino emerito di Roma, colui che ricevette il papa vent’anni fa in sinagoga a Roma…alla fine in Israele non gli succede nulla, l’universita’ non lo licenzia (nonostante tante pressioni, anche dai finanziatori ebrei americani… ma tanto Toaff se ne va in pensione l’anno prossimo e quindi la faccenda si sistema da se’) e anzi dice che il saggio di Toaff mette alla prova le garanzie di autonomia per gli studiosi.

 


...periferie...

blanca 06 Febbraio, 2007 17:45 dissero Commenta Trackback (0)

In attesa alla fermata... al solito a quell'ora ci sono io, qualche africano, tanti latinos e l'ospite a sorpresa. Oggi era un signore cinquantenne col suo cappotto di cashmere, che mi chiede stranito se di qua passa l'autobus extraurbano che lo avrebbe portato via dalla periferia che non gli appartiene.

Si', e' una fermata, non ha la pensilina, ma c'e' un palo sul quale un tempo c'erano gli orari

Arriva l'autobus e arriviamo alla metropolitana che dopo tanto sbuca fra la nebbia. Saliamo e dopo poco mi accorgo che dormiamo tutti :)

La malinconia ha il sopravvento sul vagone che adesso ospita anche le tipe russe che salgono tre fermate dopo di me, il signore col cashmere apprezza di piu' le russe dei latinos e si rincuora, io guardo fuori e aspetto che il treno scenda sottoterra.

Il muro di Palestina

blanca 04 Febbraio, 2007 16:18 no comment Commenta Trackback (0)

Lastrone dopo lastrone va avanti.

“Avere a cuore la Palestina vuol dire battersi contro la piu' lunga occupazione militare e la peggior forma di apartheid oggi esistente al mondo. E' la prima volta che un'intera nazione e' imprigionata. Certo, ghetti ce ne sono stati, come ad esempio in Polonia e in tanti altri paesi, ma mai nella storia c'e' stata una situazione in cui tutta una popolazione e' stata ingabbiata in tanti piccoli ghetti. La vittima e' oppressa e nel contempo la si incolpa di essere oppressore (come accade per lo stupro di una donna, di cui la si incolpa per come era vestita...)”, Mustafa Barghuti a Milano l'altro giorno.

Nel 2002 e' iniziata la costruzione del muro che separa israeliani e palestinesi, ossia della piu' grande infrastruttura israeliana, la Knesset ha stimato che costera' a Israele 3,4 miliardi di dollari, ma la cifra e' sempre in divenire dato che il percorso viene spesso cambiato, proprio come negli ultimi giorni. Il tracciato e' cambiato per inglobare in Israele altre due colonie e trasformando al contempo due villaggi palestinesi in enclaves, del resto sono “solo” altri 20mila palestinesi che vengono circondati dal muro contro 1500 coloni israeliani. In totale sistima che saranno 395mila i palestinesi che resteranno intrappolati nelle cosiddette enclaves tra il muro e la Green Line quando tutte le sezioni della “barriera” saranno ultimate.

::: ministero della difesa israeliano :::

“La barriera di sicurezza e' stata costruita con il solo proposito di salvare le vite dei cittadini israeliani che continuano ad essere bersaglio della campagna terrorista iniziata nel 2000. Gli attacchi terroristici giustificano la costruzione di una barriera fisica sul cammino dei terroristi. Tra Israele e le aree dell'Autorita' Palestinese non esiste confine o ostacolo di carattere fisico e questo, fino ad ora, ha permesso ai terroristi di entarare in Israele. La barriera di sicurezza che esiste lungo la Striscia di Gaza ha dato prova della sua validita' contro tentativi di infiltrazione che sono stati scoperti e ostacolati”.

Mentre una parte del muro/barriera/filo elettrificato/minchiuz si estende lungo la Green Line basata sull'armistizio del 1949, l'85% del percorso corre all'interno del territorio della Cisgiordania. Israele spesso definisce temporanei i provvedimenti che prende nei confronti dei Palestinesi, il muro e' uno di questi, ma lo erano anche le colonie nel 1967 definite quarant'anni fa una “misura di sicurezza temporanea” che coinvolge ormai circa 400mila coloni. Un terzo dei passaggi di entrata-uscita lungo il muro sono aperti ai Palestinesi, che comunque devono chiedere il permesso di passaggio anche per accedere alle loro terre (ovviamente non quelle confiscate che sono perse)... 

 

::: Autorita' Palestinese :::

“I Palestinesi devono chiedere il permesso per accedere alla loro terra. Questi permessi non sono garantiti e, anche se lo sono, hanno una durata limitata nel tempo (di solito da due settimane a sei mesi) e molti non sono rispettati dai soldati di guardia ai gates. Ad esempio a Qalqiliya, 1200 agricoltori hanno richiesto il permesso e solo 300 ne sono stati concessi. In sostanza, l'esistenza del sistema dei permessi dimostra che la confisca di terre palestinesi ha assunto una forma legale”.

::: ministero degli esteri israeliano :::

“Tuttavia, se si considerano le difficolta' della routine quotidiana palestinese paragonandole alle reali e immediate minacce fronteggiate dai cittadini israeliani a causa degli attacchi suicidi, si puo' chiaramente sostenere che il diritto di movimento dei palestinesi non debba avere la precedenza sul diritto degli Israeliani di vivere o sul diritto del governo israeliano di proteggere i suoi cittadini dall'eventualita' di diventare vittime del terrorismo palestinese”.

La Corte internazionale di Giustizia ha stabilito tramite una advisory opinion che la barriera rappresenta una violazione della legge in materia di diritti umani internazionali e dovrebbe essere smantellata. Ha decretato che la costruzione sarebbe dovuta essere interrotta e che le parti gia' costruite sarebbero dovute essere smantellate, siamo nel luglio 2004 e, adesso, nel febbraio 2007 si annettono, come di consueto, altri territori palestinesi. Ci ha pensato Sharon a spostare di peso circa 8000 coloni da Gaza, ma poi il nulla cosmico. L'ONU sempre nel luglio 2004 ha adottato la risoluzione A/ES-10/15 che chiede a Israele di conformarsi alla legge internazionale identificata nella advisory opinion della Corte Internazionale di Giustizia. L'Assemblea ha inoltre chiesto alla Segreteria Generale dell'ONU di stabilire un registro dei danni causati alla popolazione palestinese dalla costruzione della barriera.

 

 

 

 

 

 

::: ministero della difesa israeliano :::

“Israele, cosi' come molte democrazie, ritiene che la Corte di Giustizia Internazionale non sia il giusto forum per discutere la risposta israeliana al terrorismo palestinese, ossia alla barriera antiterrorista. Inoltre, alla Corte e' stato chiesto di considerare le misure per prevenire il terrorismo e non il terrorismo stesso. E' assurdo che la vittima del terrorismo sia stata messa sotto giudizio”.

::: ministero degli esteri israeliano :::

“La decisione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di riferire davanti alla Corte Internazionale di Giustizia sulla barriera antiterrorismo e' deplorevole. La risoluzione dell'Assemblea Generale, originata da coloro che sostengono il terrorismo, e' stata adottata nell'ambito di una sessione speciale di emergenza. Ancora una volta i Palestinesi hanno sfruttato la loro maggioranza automatica all'Assemblea Generale per promuovere un'iniziativa che non e' solo diretta a sabotare gli sforzi per generare le condizioni che potranno rivitalizzare il processo di pace, ma che, allo stesso tempo, fara' male alle Nazioni Unite stesse e alla loro capacita' di portare a termine la loro missione nel cammino verso e nella preservazione della pace e della sicurezza”.

 

 

 

 

 

E qua mi fermo, le fonti non sono lincabili, alcune sono trascrizioni di dichiarazioni raccolte al momento in quegli speech molto all'americana in cui i ministri riferiscono al popolo, quindi ci possono essere delle mie imprecisioni, e' giusto dirlo ;)


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