blanca
27 Gennaio, 2008 11:11
taglia e cuci
Commenta
Trackback (0)
La grande gioia nell'aver trovato questo meraviglioso frutto che qua non si mangia, chissa' perche'. La forunata scoperta l'ho fatta in Medioriente. A dire il vero era uno dei soliti giorni in cui io cercavo di non farmi saltare i nervi. Alisa a un certo punto mi ha chiesto se volevo assaggiare questo frutto gigante che aveva in mano, beh, ne aveva portato meta' al lavoro. Io accettai dato che adoro gli agrumi soprattutto se sono gialli. La grande gioia delle papille gustative ha fatto il resto :)
A dire il vero il pomelo (nome che ho scoperto solo poco tempo fa) dato che lo chiamavo in altri due modi che ovviamente non ricordo piu'... era diventato un frutto politico. Poveraccio sto pomelo. Allora, il signor Diane sosteneva l'essere kosher del pomelo. A parte che e' un'affermazione che non ha proprio senso ed e' sbagliata, pero' da' l'idea, secondo me, del piccolo fanatismo quotidiano che serpeggia da quelle parti. Poco tempo dopo, mentre andavo a prendermi una boccata d'aria a Jaffa dopo una giornata chiusa in una realta' che descrivere soffocante e' gentile, chiacchiero con un tipo arabo che vede che ho un pezzo di pomelo che mi stavo per mangiare guardando stancamente verso il mare. Lui guarda il frutto e dice che si sono fregati (gli altri) pure il nome per far soldi. Mi fa notare che quando devono parlare di Jaffa, quartiere arabo di Tel Aviv, la chiamano nel modo israeliano: Jaffo. Vero. Quando devono fare l'export di agrumi nel mondo la marca si chiama pero' Jaffa. Vero.
Le piccole conversazioni innocue riuscivamo a mantenere in me uno stato di voglia di rivalsa costante e logorante. Finche' non arrivava il venerdi' mattina che mi apriva le porte ai territori. Ma gli altri giorni della settimana certe volte non passavano mai. The importance of being Jaffa era la prima bozza di titolo dell'articolo che mandai a un quotidiano finanziario italiano sulla bazza del marchio Jaffa orange. Avevo fatto ricerche e scoperto che in realta' i famosi agrumi israeliani vengono per la maggior parte coltivati in Sud Africa. Beh, io dovevo scrivere qualcosa di rilevante a livello economico, quindi l'articolo era pieno di numeri, ma fra le righe si possono dire un sacco di cose. sulle bancarelle del mercato in Isola ci sono agrumi marchio Jaffa. In via Paolo Sarpi ci sono i cinesi che vendono il pomelo marchio Honey Pomelo. Se qualcuno vuole provarlo :)
blanca
05 Gennaio, 2008 16:08
viajes
Commenta
Trackback (0)
Una tristezza che non fa solo male, ma anche un piacere che non fa solo bene: la saudade. Un termine che deriva dalla cultura lusitana che indica la melanconia, un sentimento affine alla nostalgia e una speranza che si teme vana con una dimensione mistica come accettazione del passato e fede nel futuro. Inutile dire che il fado ne sia pieno :)
Come tutte le musiche popolari il fado si e' diffuso negli ambienti al confine della malavita e della piccola delinquenza urbana come accadde anche in Argentina col tango. Queste origini danno ancora piu' valore alla nostra "serata fado" in un ristorantino in una specie di seminterrato nel quartiere dell'Alfama, dove tutto era perfettamente al confine fra la truffa, la saudade e il grande boo che rende tutto tanto bello e ricco di nostalgia.
Comunque sia la leggenda dell'origine del fado rimanda ad una certa Maria Onofriana da Severa, che esercitava in un bordello a Rua do Capelao intorno al 1826, forse amante di un conte, forse vissuta, forse morta assassinata nel 1846. Del resto il mistero ci sta sempre bene. Inconsciamente abbiamo anche fotografato la azulejo che la rappresenta.
Pare pero' che le origini del fado siano più antiche. Secondo alcuni deriverebbe dal "fado di mare", un canto dei marinai portoghesi, ma probabilmente avrebbe radici ancora piu' datate nella musica per oud araba (l'oud è considerato dagli arabi il sultano degli strumenti musicali ed è diffuso in tutto il mondo arabo-islamico: una leggenda attribuisce all'oud una storia che risale alla notte dei tempi, quando Lamak, nipote di Adamo ed Eva, lo invento'...) e nel canto mozarabico, oppure nelle ballate provenzali del medioevo. Ecco, ognuno dice la sua, io posso dire che a me piace, mi rendo conto che e' poco profondo come commento, ma va cosi'.