blanca
21 Settembre, 2008 21:50
dissero
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Ci sono serate dedicate alla lettura e ai pensieri. Stasera mi e' venuta una gran voglia di rileggere i versi di Mahmoud Darwish, un poeta che mi ha tenuto compagnia in giornate difficili in Medioriente.
"Amiamo la vita, se possiamo averla"
Mi ero portata dietro due libri quando sono partita, uno era una raccolta dei suoi versi. Quell'esperienza ormai lontana mi ritorna spesso addosso in modo cosi' vivido insieme alla promessa del ritorno. La lettura mi rilassava e alternavo forsennatamente autori delle due parti di territorio straziato. Ho regalato la mia raccolta a un ragazzo palestinese che voleva imparare un po' di italiano, mi era sembrata una buona idea dato che i versi di Darwish li conosceva molto bene :)
Darwish e' morto il 9 agosto. Al Festival palestinese della letteratura ha detto "sappiate che siamo ancora qui; che siamo vivi"...
In rete ho trovato che fra poco, il 5 ottobre, il Festival internazionale della letteratura di Berlino ha promosso una giornata di letture di Darwish.
Per chiudere queste poche righe ci vuole una sua poesia, ne ho scelta una scritta nel 1964
Carta d'identita'
Ricordate!
Sono un arabo
(Continua)
blanca
17 Dicembre, 2007 21:13
dissero
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I don't care if Mondays black
Tuesday, Wednesday - heart attack
Thursday, never looking back
It's Friday, I'm in love
Da venerdi' non andro' piu' in questo ufficio superincasinato al quale oggi hanno anche tolto gli armadi, i contratti finiscono e non si investe piu' nel pubblico da come si vede anche in queste poche immagini. Comunque va cosi' e oggi cantavo friday i'm love mentre camminavo lasciandomi alle spalle quest'edificio e la cantavo ridendo da morire molti anni fa con i miei amichetti tutti vestiti di nero mentre andavamo chissa' dove, tanto non ci importava.
blanca
13 Settembre, 2007 12:46
dissero
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Il fatto e' che ogni giorno che devo venire al lavoro la mia fantasia (chiamiamola cosi') inizia a produrre immagini e storielle nella mente. Sempre diverse, per carita', ma alla fine mi immagino sempre che succeda qualche sopruso aperto, qualcosa che alla fine mi liberi dal posto di lavoro. Non posso licenziarmi (cioe' posso, ma poi sarebbe un casino inenarrabile), anche se tanto a natale mi scade irreversibilmente il contratto e quindi vabe', non ho niente da aggiungere.
Odio, ormai credo proprio di si', questo lavoro di merda in universita'. Me ne fanno di tutti i colori, ma nulla che possa essere apertamente dimostrato. Ogni cosa - dal contratto al confronto quotidiano - non e' mai abbastanza attaccabile legalmente cosi' da poter fare una bella causa qua proprio nell'universita' del prof. Ichino. Sara' che sono per la maggior parte docenti di diritto con annessi studi legali (uno mi propose anche di andare a fare la sua segretaria, ma tendo a rimuovere istantaneamente la cosa) e quindi stanno sempre attenti a quello che dicono e fanno.
Percorro via Passione, si', anche il nome mi irrita ormai, e entro nella porta per il personale, penso se far finta di essere di nuovo studente mentre guardo questo cortile che mi sembra non abbia piu' nemmeno un'anima, un bel niente.
Oggi, nella storia che ho iniziato a produrre automaticamente mentre ero in metropolitana, mi trovavo nel corridoio del dipartimento, bianco, spoglio, impersonale. Le solite facce, anzi, oggi di piu', perche' c'e' il consiglio di dipartimento e quindi si fanno vedere i gran lavoratori. Ho immaginato di incontrare un prof. che ha l'ufficio proprio di fianco al mio e che in quasi due anni non ho mai visto in faccia, evidentemente facciamo orari diversi...lui lavorera' di notte. Mi e' venuto in mente proprio lui perche' l'altro giorno mi ha lasciato in casella un suo articolo e un biglietto con su scritto "con i migliori saluti".
Scene di gente che cammina nel corridoio stile shining e la direttrice che perde la testa e che mi molla un ceffone. Io piombo nel set di un telefilm e chiamo il "mio" avvocato dopo aver cercato il suo numero fra i messaggi ricevuti negli ultimi due mesi, perche' ovviamente mica l'ho messo in rubrica. Ritorno alla realta' mentre spingo la porta che mi porta nel corridoio, ma il sogno va avanti e inizio a discutere fra me e me se dire alla schiaffeggiatrice "hai pisciato fuori dal vaso", ma mi pare poco adatto, allora "sarete tutti chiamati a testimoniare", mmm, non ci siamo, "... (silenzio fiero con sguardo sornione)"... ma ecco che la porta e' chiusa a chiave e devo entrare prima che qualcuno inforchi gli occhiali e si accorga che non sono una rara studentessa, ma io e che quindi gli venga in mente di chiedermi qualcosa, maledizione alle borse senza tasche, mi nascondo dietro un ragazzo al quale ho detto che non si doveva spostare, trovo le chiavi, entro e guardo l'ora.
blanca
20 Febbraio, 2007 11:27
dissero
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“Sia noto a tutti con questo documento che io, Henry Thoreau, non desidero essere considerato membro di alcuna società alla quale non ho aderito.”
Se si ha un rapporto col governo una volta all'anno nel momento in cui si incontra l'esattore delle tasse, e' in quel momento che bisogna dire di no rifiutandosi di obbedire se non si riconosce quell'autorita' perche' ha compiuto qualcosa che si ritiene profondamente ingiusta. Non si e' mai rifiutato di pagare la tassa per le strade statali, perche' desiderava essere un buon vicino tanto quanto essere uno cattivo cittadino.
“Desidero rifiutare obbedienza allo Stato, ritirarmi e starmene concretamente alla larga.”
Ha dichiarato a modo suo guerra allo Stato sebbene abbia continuato a trarne i vantaggi possibili. Non si puo' infatti essere troppo intransigenti, altrimenti la propria azione rischia di essere influenzata dall'ostinazione o da un eccessivo rispetto dell'opinione degli uomini. Bisogna cercare di fare quello che si addice a se' al momento.
liberamente tratto da civil disobedience.
blanca
06 Febbraio, 2007 17:45
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In attesa alla fermata... al solito a quell'ora ci son
o io, qualche africano, tanti latinos e l'ospite a sorpresa. Oggi era un signore cinquantenne col suo cappotto di cashmere, che mi chiede stranito se di qua passa l'autobus extraurbano che lo avrebbe portato via dalla periferia che non gli appartiene.
Si', e' una fermata, non ha la pensilina, ma c'e' un palo sul quale un tempo c'erano gli orari
Arriva l'autobus e
arriviamo alla metropolitana che dopo tanto sbuca fra la nebbia. Saliamo e dopo poco mi accorgo che dormiamo tutti :)
La malinconia ha il sopravvento sul vagone che adesso ospita anche le tipe russe che salgono tre fermate dopo di me, il signore col cashmere apprezza di piu' le russe dei latinos e si rincuora, io guardo fuori e aspetto che il treno scenda sottoterra.