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I rom: eccoci nell’«Europa che conta»

blanca 02 Gennaio, 2007 16:36 no comment Commenta Trackback (0)

Ancora un incendio in uno dei campi rom piu’ grandi di Milano, quello di via Triboniano che accoglie circa 600 persone. La meta’ del campo e’ bruciato a fine anno e le autorita’ milanesi sono andate a vedere la situazione. Letizia - felice di non doversi mettere gli stivaloni di plastica anti fango - vuole istituire una task force per l’emergenza nomadi. Le parole chiave sono legalita’ e sicurezza. Nel dubbio e’ stato istituito un presidio permanente in zona con polizia e forze del privato-sociale. La Moratti in coro con l’assessore alle politiche sociali Mariolina Moioli chiede a gran voce che il Viminale invii forze dell’ordine a Milano, che prevedono sara’ invasa da migliaia di nomadi ora che Romania e Bulgaria sono nell’UE. La Moioli dice no all’arrivo dei rom che la guardano e le ricordano che sono cittadini europei a tutti gli effetti J

Dei circa 10mila nomadi che vivono a Milano, l’80% sono di nazionalita’ romena e sono distribuiti in una ventina di campi di cui 7 autorizzati dal comune.

Intanto mi vengono in mente gli ultimi giorni di novembre…passavo ogni mattina da via Adda, che era travolta dalla demolizione…spiavo dalle protezioni opache e alte che circondano quella che non e’ piu’ la nota palazzina di via Adda...ogni giorno con me c’era un rom che spiava, mi sorrideva triste e faceva foto.

via adda 1via adda 2via adda 3

burqa free

blanca 01 Gennaio, 2007 21:31 no comment Commenta Trackback (0)

Le donne col burqa non potevano andare a comprarsi i gioielli nella citta' indiana Pune. Non per motivi religiosi, per discriminazione, per qualsivoglia discussione sulla donna che a sprazzi scoppia nella ridente Europa, ma perche' i giellieri ritenevano che le signore velate si imboscassero i preziosi oggetti sotto le tuniche. Anzi avevano subito furti per un milione di rupie!

La discussione ha superato i confini di Pune arrivando agli uffici della stato di Maharashtra dove si trova la citta'. La minoranza musulmana e' significativa (il 10%circa) e ha suggerito che magari i sikhs avrebbero potuto nascondere un fucile sotto il turbante... alla fine la faccenda si faceva intricata e stava sfuggendo di mano con antipatiche accuse di intolleranza religiosa e i gioiellieri sono dovuti tornare sui loro passi e revocare il divieto convinti ancora che le signore coperte di tutto punto siano potenziali ladre e che le telecamere non gli servono a nulla dato che i seppur affascinanti sguardi che intravedono sotto il burqa non gli permettono di riconoscere le signore.

vuelve uno de lo dos desaparecidos

blanca 30 Dicembre, 2006 21:14 no comment Commenta Trackback (4)

 Luis Gerez, que desaparecio il 27 dicembre, e' stato liberato.  E' la seconda scomparsa, dopo quella di Jorge Julio Lopez e l'Argentina rivive lo spettro della dittatura 1976-83. Casualmente si tratta di testimoni che hanno riconosciuto due torturatori: Luis Etchecolaz - ex vicecapo della polizia di La Plata - e Luis Patti - ex commissario di polizia nominato durante la dittatura podesta' di Escobar e che aveva anche avuto voglia di fare il deputato, carica a cui aveva dovuto rinunciare dopo che Gerez lo aveva accusato pubblicamente -. Il governo argentino non aveva preso troppo attentamente le minacce arrivate...

Olmert fa gaffes nucleari e tutti fanno finta di scoprire l'acqua calda...

blanca 16 Dicembre, 2006 19:44 no comment Commenta Trackback (3)

vanunuIl 5 ottobre del 1986 il Sunday Times pubblica un'intervista a Mordechai Vanunu, il tecnico nucleare israelino che svela i piani nucleari segreti di Israele nella centrale di Dimona - cittadina fondata negli anni cinquanta con la spinta di Ben Gurion - situata nel deserto del Negev.

Il Negev Nuclear Research Center  viene costruito nel 1958 con l'aiuto della Francia. Beh, la centrale era stata fatta per alimentare un impianto di desalinizzazione, insomma, c'e' tutta la storia che dice che gli ebrei faranno fiorire il deserto. Comunque il reattore e' pronto nella prima meta' degli anni sessanta e negli anni ottanta, quando Vanunu (che lavora a Dimona dal 1976 al 1985) decide di parlare, c'erano ormai stati parecchi progressi.

La storia di Vanunu e' diventata una spy story: una donna agente del Mossad lo porta da Londra a Roma (si parla di love story) dove viene rapito dai sevizi segreti israeliani, processato e condannato a diciotto anni di reclusione per spionaggio e tradimento dello Stato (ah, siamo sotto il governo Peres).
In realtà Vanunu non ha mai rivelato segreti nucleari a potenze straniere, ma ha reso pubblico un progetto illegale e clandestino.

Alla fine si fa i diciotto anni di reclusione, due dei quali confinato in una cella illuminata 24 ore su 24, poi undici in assoluto isolamento: ogni richiesta avanzata per una scarcerazione anticipata è stata per anni respinta. Vanunu esce dal carcere di  Ashkelon il 21 aprile 2004, ma continua a vivere in un regime di restrizioni. Nel novembre 2004 viene arrestato di nuovo per qualche giorno. Mi ricordo che ero a Tel Aviv e nulla si fece per lui se non la solita sparuta presenza di pacifisti nell'indifferenza generale. In una delle rare interviste Vanunu alla domanda sul perche' sia cosi' difficile sentire voci di dissenso in Israele ha chiosato dicendo che Israele e' una superpotenza soprattutto dal punto di vista psicologico. Alla fine le resrizioni a cui e' sottoposto sono state prolungate quest'aprile di un altro anno, la motivazione e' che possa rilasciare informazioni.

I fantasmini dei dipartimenti

blanca 02 Novembre, 2006 09:22 no comment Commenta Trackback (226)

Sono nell'ufficietto della morte in universita', intorno a me c'e' un gran casino: professori che si rifiutano di comunicare i nomi dei loro schiavi o portaborse. Beh, non si tratta ne' dei ricercatori ne' dei borsisti, ma bensi' dei lauretati frequentatori, costoro sono appunto degli studenti laureati che vengono a lavorare in universita' aggratis per i loro relatori di tesi... fanno un po' di tutto, anche quello che i borsisti, dottorandi etc non hanno il tempo di fare...dalle fotocopie, ai timbri sui fogli per gli esami scritti, alle ricerche... allora, l'universita' interviene su costoro - i fantasmini dei dipartimenti - chiedendogli di pagarsi un'assicurazione annua antiinfortunio, beh, sia mai che si pinzino un dito e che poi facciano causa all'ateneo delle liberta'. Riassumendo: i fantasmini lavorano senza ricevere una lira e in piu' si devono pagare loro l'assicurazione e finqua e' storia di ordinario sfruttamento, ma alcuni professori si rifiutano di dire i nomi dei loro schiavetti, che si incazzano perche' cosi' non si possono pagare l'assicurazione...

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