blanca
29 Febbraio, 2008 18:25
taglia e cuci
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La scorsa notte il Santo e' apparso sui muri della citta' :))) e questa sera festeggia il suo compleanno al Boccaccio di Monza!
blanca
27 Gennaio, 2008 11:11
taglia e cuci
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La grande gioia nell'aver trovato questo meraviglioso frutto che qua non si mangia, chissa' perche'. La forunata scoperta l'ho fatta in Medioriente. A dire il vero era uno dei soliti giorni in cui io cercavo di non farmi saltare i nervi. Alisa a un certo punto mi ha chiesto se volevo assaggiare questo frutto gigante che aveva in mano, beh, ne aveva portato meta' al lavoro. Io accettai dato che adoro gli agrumi soprattutto se sono gialli. La grande gioia delle papille gustative ha fatto il resto :)
A dire il vero il pomelo (nome che ho scoperto solo poco tempo fa) dato che lo chiamavo in altri due modi che ovviamente non ricordo piu'... era diventato un frutto politico. Poveraccio sto pomelo. Allora, il signor Diane sosteneva l'essere kosher del pomelo. A parte che e' un'affermazione che non ha proprio senso ed e' sbagliata, pero' da' l'idea, secondo me, del piccolo fanatismo quotidiano che serpeggia da quelle parti. Poco tempo dopo, mentre andavo a prendermi una boccata d'aria a Jaffa dopo una giornata chiusa in una realta' che descrivere soffocante e' gentile, chiacchiero con un tipo arabo che vede che ho un pezzo di pomelo che mi stavo per mangiare guardando stancamente verso il mare. Lui guarda il frutto e dice che si sono fregati (gli altri) pure il nome per far soldi. Mi fa notare che quando devono parlare di Jaffa, quartiere arabo di Tel Aviv, la chiamano nel modo israeliano: Jaffo. Vero. Quando devono fare l'export di agrumi nel mondo la marca si chiama pero' Jaffa. Vero.
Le piccole conversazioni innocue riuscivamo a mantenere in me uno stato di voglia di rivalsa costante e logorante. Finche' non arrivava il venerdi' mattina che mi apriva le porte ai territori. Ma gli altri giorni della settimana certe volte non passavano mai. The importance of being Jaffa era la prima bozza di titolo dell'articolo che mandai a un quotidiano finanziario italiano sulla bazza del marchio Jaffa orange. Avevo fatto ricerche e scoperto che in realta' i famosi agrumi israeliani vengono per la maggior parte coltivati in Sud Africa. Beh, io dovevo scrivere qualcosa di rilevante a livello economico, quindi l'articolo era pieno di numeri, ma fra le righe si possono dire un sacco di cose. sulle bancarelle del mercato in Isola ci sono agrumi marchio Jaffa. In via Paolo Sarpi ci sono i cinesi che vendono il pomelo marchio Honey Pomelo. Se qualcuno vuole provarlo :)
blanca
05 Gennaio, 2008 16:08
viajes
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Una tristezza che non fa solo male, ma anche un piacere che non fa solo bene: la saudade. Un termine che deriva dalla cultura lusitana che indica la melanconia, un sentimento affine alla nostalgia e una speranza che si teme vana con una dimensione mistica come accettazione del passato e fede nel futuro. Inutile dire che il fado ne sia pieno :)
Come tutte le musiche popolari il fado si e' diffuso negli ambienti al confine della malavita e della piccola delinquenza urbana come accadde anche in Argentina col tango. Queste origini danno ancora piu' valore alla nostra "serata fado" in un ristorantino in una specie di seminterrato nel quartiere dell'Alfama, dove tutto era perfettamente al confine fra la truffa, la saudade e il grande boo che rende tutto tanto bello e ricco di nostalgia.
Comunque sia la leggenda dell'origine del fado rimanda ad una certa Maria Onofriana da Severa, che esercitava in un bordello a Rua do Capelao intorno al 1826, forse amante di un conte, forse vissuta, forse morta assassinata nel 1846. Del resto il mistero ci sta sempre bene. Inconsciamente abbiamo anche fotografato la azulejo che la rappresenta.
Pare pero' che le origini del fado siano più antiche. Secondo alcuni deriverebbe dal "fado di mare", un canto dei marinai portoghesi, ma probabilmente avrebbe radici ancora piu' datate nella musica per oud araba (l'oud è considerato dagli arabi il sultano degli strumenti musicali ed è diffuso in tutto il mondo arabo-islamico: una leggenda attribuisce all'oud una storia che risale alla notte dei tempi, quando Lamak, nipote di Adamo ed Eva, lo invento'...) e nel canto mozarabico, oppure nelle ballate provenzali del medioevo. Ecco, ognuno dice la sua, io posso dire che a me piace, mi rendo conto che e' poco profondo come commento, ma va cosi'.
blanca
17 Dicembre, 2007 21:13
dissero
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I don't care if Mondays black
Tuesday, Wednesday - heart attack
Thursday, never looking back
It's Friday, I'm in love
Da venerdi' non andro' piu' in questo ufficio superincasinato al quale oggi hanno anche tolto gli armadi, i contratti finiscono e non si investe piu' nel pubblico da come si vede anche in queste poche immagini. Comunque va cosi' e oggi cantavo friday i'm love mentre camminavo lasciandomi alle spalle quest'edificio e la cantavo ridendo da morire molti anni fa con i miei amichetti tutti vestiti di nero mentre andavamo chissa' dove, tanto non ci importava.
blanca
30 Novembre, 2007 21:20
no comment
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Sara' che non ho la tv, ma quest'incontro tra israeliani e palestinesi piu' special guests dell'ultimo momento, mi pare sia passato abbastanza nel silenzio. Del resto Olmert e' debole, Abu Mazen e' debole, a Bush non gliene importa nulla, perche' pensa alle sue altre guerre, i paesi arabi stanno sul solito chi va la' e il programma della conferenza e' nitido come il cielo di Milano.
Sara' che l'abitudine o l'indifferenza a questi incontri che non si rivelano mai risolutivi hanno fatto la loro parte di silenziatori, o sara' che non ci credeva nessuno. Durante Annapolis, ma proprio mentre si svolgeva, la notizia era la sesta in ordine di importanza sul sito del Corriere della Sera. Sul cartaceo invece, oltre a lodare l'iniziativa degli americani, anzi, di Condolcezza, c'era un bell'articolone su Ahmadinejad e sul nucleare iraniano. Quello che ha attratto la mia attenzione e' stato un brevissimo articoletto a fondo pagina che riportava alcune affermazioni di Elie Wiesel, che non e' certo persona che ha bisogno di presentazioni - beh, sopravvissuto ai campi di concentramento, bravissimo scrittore, vincitore del Nobel per la pace...- che pero' mi ha lasciata davvero perplessa. Insomma lui diceva che ad Annapolis non bisognava inghiandarsi sui soliti scogli, ossia Gerusalemme, i profughi, le colonie, ma parlare di altro... di altro? di banane, fragole, di ulivi no, perche' altrimenti si tocca il punto critico dei campi palestinesi espropriati e da li' potrebbe partire il discorso colonie!
Lo sconforto e' salito di molto quando ho letto ancora da altre parti che il 2008 sara' l'anno risolutivo. Ma certo, come non averci pensato prima, l'anno del sessantenario della fondazione dello stato d'Istraele sara' proprio l'anno della svolta, un momento poco carico di tensioni. Propongo a questo punto di fissare un'altra conferenza il 14 maggio 2008.